COINCIDENZE … PUNTUALI, 180 giorni – puntata 35 –

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COINCIDENZE ... PUNTUALI, 180 giorni - puntata 35 -

Le coincidenze non sono casuali, penso, perché ultimamente nella mia vita, e pure in quella di Marta, accadono dei fatti che alle prime sembrano accidentali. Poi invece, quando passa l’incazzatura della brutta sorpresa, ci rendiamo conto che le nostre coincidenze sono un fenomeno con una presenza quasi regolare.

Come oggi. Sarà qualche problema sorto puntuale dall’avvocato. Altrimenti perché Marta avrebbe voluto che ci incontrassimo al bar? “Ormai le nostre case sono bruciate”, ha detto. Questo intendendo i due uomini che continuano a spuntare senza che noi li vogliamo vedere, non invitati e ovviamente ancora meno è desiderata la loro qualsiasi presenza.

Deve essere qualcosa di grave

se è così urgente, spero di ricordarmi dove sia quel bar. Lei è sempre convinta che io mi ricordo tutto. So che era vicino alla riva. A Desenzano, come ha detto Marta: “Sotto il parcheggio, è comodo, se tardo sarà colpa del lavoro. In questi giorni siamo in meno ma ti devo parlare, è urgente, aspettami!”. Che Marta non sia puntuale non è una novità e anche l’aspettarla sempre. Non sono capace di venire apposta in ritardo anch’io.

Per fortuna è più facile di quando credessi. Questo è il bar, ora me lo ricordo e sono certa che sia questo, anche se di solito quando non guido non memorizzo la strada. Mi sono ricordata che pure quella volta eravamo state dall’avvocato. Che coincidenze, eh. Marta era arrabbiata, perché il marito voleva prendere la bambina da scuola e lei voleva essere comunque presente. Non sopporta l’idea di quell’altra.

Coincidenze nel bar  

La capisco, penso che mi bollirebbe sangue sapendo che mia figlia frequenta una che sta con mio marito. Senza considerare che aspetta anche un figlio da lui. Che situazione! Lei incinta e Marta annullata come donna, abolita come moglie. Non si può neanche bere, per mandare giù un altro disastro un bicchierino non sarebbe sufficiente. Siamo in settimana, primo pomeriggio, il bar è semivuoto. Due donne di mezza età, le solite del tè o caffettino pomeridiano.

Al banco invece sta uno in piedi. Non guardo cosa consuma, non mi interessa. Chiedo alla barista di portarmi dell’acqua nel dehor e intanto mi fumerò una sigaretta. Qualsiasi problema abbia Marta dovrei parlare della mia partenza. Ormai non posso aspettare tanto. Domani sono tre mesi da quando mi sono trasferita nella villa da sola. La giusta metà dei miei 180 giorni a disposizione, quando pensavo che sarebbe stato il mio tempo limite. Fin quando Lorenzo mi potrà trovare, invece.

Sento che sorrido, “Posso disturbarla un attimo?” alzo lo sguardo e al posto della barista trovo il tizio che stava vicino al bancone. Congelo la mia espressione contenta e in risposta alzo le sopracciglia. Evidentemente ho qualcosa che gli fa credere di essere abbordabile, perché mi chiede se mi può offrire qualcosa da bere: “Senza impegno, inteso.” Aggiunge.

Allora se non c’è impegno, penso.

“Ci conosciamo?” chiedo con il tono che dovrebbe far intuire di essere un pochino scocciata. Voglio disporre del mio tempo, prima di lavorare in un villaggio, poter essere me stessa e non dover usare i convenevoli. Nemmeno questo lo fa sbilanciare.
“Permette?” rimasto sempre in piedi, allunga la mano verso di me, “mi presento, Michel, piacere” e allarga il sorriso.

“Oh noooo, questa proprio nooo”! Mi alzo di scatto, lasciando indietro qualsiasi espressione che lui possa avere e la sua mano tesa.
Ci sono certe coincidenze che mi rifiuto di analizzare, l’unica che mi interessa ora è Marta che tarda e io ho già ordinato.
“Come sono contenta di vederti!” esclamo nell’abbracciarla, contenta del suo arrivo, e lei si preoccupa per cosa sia successo.
“Una cretinata, non ne vale la pena. Che dici, rientri tu nel bar, paghi il mio ordine e ce ne andiamo da un’altra parte?”

“Come vuoi”

Marta stranita rientra da sola e io mi allontano di poco verso il lago. Lei mi raggiunge quasi immediatamente e decidiamo per una passeggiata con l’opzione di un gelato dopo.
“Ho bisogno di un tuo parere” comincia subito Marta.
“Che succede? M’hai fatto stare in pensiero.”.
“E giustamente” non mi risparmia, “si tratta della mia denuncia”.
“Immaginavo una coincidenza con il tuo appuntamento dall’avvocato, cos’hai in mente?”
Solo Marta sa essere così concisa nell’esprimere in una sola frase tutto il suo dilemma: “Un domani mia figlia dovrà sapere che suo padre per separarsi da me ha usato le mani?”.

Io l’avevo intuito già quel giorno, quando Marta m’aveva detto che suo marito le aveva messo le mani addosso. Se non l’aveva denunciato subito – come poteva averne la forza? – figuriamoci adesso. Di motivi per seppellire quel bastardo ne aveva a mio parere ma giudicando anche le sue reazioni dopo tutte le altre sconfitte. Mi spiega che il termine legale sta per scadere e lei deve dare una risposta al suo avvocato.

Io conosco la bambina. Soleia è una ragazzina dolcissima e direi anche sveglia per la sua età. Non m’intendo molto di bambini ma l’ha detto pure la sua maestra. Marta è stata sempre orgogliosissima di lei, però sempre con i piedi per terra. Non si lascia andare alle smancerie e guarda sempre al futuro di sua figlia. “Voglio che mia figlia diventi una persona forte” è solita dire.

A tutto questo io però, che non sono una mamma, non ho pensato quando avevamo parlato tre mesi fa. Ho pensato solo a lei, donna, e il suo futuro. So che lei voleva proteggere sé e la figlia. Quando ci eravamo sbronzate il giorno dopo ripeteva che loro avrebbero avuto un futuro migliore. Lo vedeva, lo percepiva. Sembrava fattibile. Ora mi chiede se la sua decisione, definitiva glielo permetterà…

“Un domani mia figlia dovrà sapere che suo padre per separarsi da me ha usato le mani?”

 

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