CELIBATO E SGABELLO, 180 giorni – puntata 28 –

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CELIBATO E SGABELLO, 180 giorni - puntata 28 -

Il celibato è il mio focus. Mi concentro su questo. Tanto ci penserei lo stesso. La sua nudità mi perseguita e il significato dell’impegno del celibato mi fa da calmante. Lui per avere la mia attenzione, alla quale era abituato, ripete la domanda: “Che senso ha?”.

“Prendendo le distanze ricomincerò da capo.”
“Anna la tua casa è qui.” E ti pareva, come se la mia idea di risolvere la situazione tornando nel mio paese potesse essere presa per geniale.
“Stai già qui da sola, distante da me e ti puoi prendere tutto il tempo che vuoi.”
Potrei dirgli che già inizialmente il mio tempo era fissato a 180 giorni, dei quali ora la clessidra ha consumato un terzo. Invece sto zitta, perché io non voglio riparare niente e quindi non ho bisogno di mettere i puntini sulle i.

“Vuoi ricominciare?”

riprende ovviamente e puntualmente lui “Nel peggiore dei casi togliti almeno la curiosità. Io voglio spiegarti tutto perché tu capisca i motivi per i quali ho preferito non dirti nulla. Sono consapevole che per te non è facile perché tutto è molto più complesso di quanto tu possa immaginare.”

“Ho l’immagine di te dentro una chiesa, indelebile, non se ne andrà mai.”
“Non vorrai mica ridurre tutto a quello?”
“Con parole chiare tu hai infranto il voto di celibato, perché sei un prete.”
“Ti riferisci a quella visione medioevale. Penserai mica che sia l’unico con la cosiddetta carne debole?”

“Sinceramente se sei l’unico o no per me non ha nessuna importanza. Quello che conta è che ne facevo parte io, delle tue bugie, seppur possano essere risapute e tollerate dalla chiesa per me sono imperdonabili e questo tu lo sapevi bene. Era la motivazione per la quale andare via dal mio paese. Non ho attraversato un pezzo d’Europa per trovarmi dentro un’altra menzogna, tu non credi?”

“Sono qui per spiegare tutto.”
“Io forse non lo voglio sentire.”

“Allora faccio l’appello del condannato a potermi difendere comunque. Adesso sono sospeso da tutto. Ho il tempo per un ripensamento, non che ne abbia bisogno, io sono convinto, è solo la prassi. Ho già inviato la domanda per ottenere lo stato laicale, non tutti la ottengono ma credo di riuscirci. Questa fase a dirti la verità per me ormai non doveva essere rilevante ma ora è questione di principio.”

Celibato,

celibato, celibato mi ripeto alla noia. Lui è talmente tranquillo ma non mi rende nervosa. Noto che ci tiene non solo a parlare ma anche a spiegarsi e questo mi preoccupa. Io non voglio che un prete ci tenga a me. Quando era solo Lorenzo era un’altra cosa. Ma le sue mani neanche un paio di mesi fa tenevano l’ostia per benedirla e poi darla a chi, secondo loro, se la merita. Secondo i canoni medioevali, come sottolinea lui, certo, perché personalmente lui benedice tutti e soprattutto sé stesso. Mah.

“Principio, dici?”
“Dammi la possibilità di potertelo raccontare dall’inizio.”
“Ho scelta?”
“Sì che ce l’hai, come tutti. Io ti chiedo solo di concederla a te stessa, per sapere bene i fatti e scegliere serenamente, per te. Certo che lo voglio anche per me stesso ma anche questo dipende da te. Se mi lasci slegare tutta la matassa ti sarà tutto chiaro.”

Celibato, celibato, continuo a seguire il mio focus e faccio solo un sospiro, da parte mia vorrei fosse inteso come segno della forzata sopportazione ma conoscendo lui, viene preso come quasi un tacito consenso. Infatti si distende nella poltrona del salone mentre io avevo scelto lo sgabello della cucina, finito qui per mano di Soleia, che ora per un altro tipo di forzatura deve giocare a casa sua. Preferisco avere una posizione scomoda accompagnata dallo scandire mentale della parola celibato.

In verità

“Sono sempre figlio unico,” lui è seduto comodo “questa è la verità ma non ti ho detto che mio padre era molto ricco, insomma parecchio benestante. Ti avevo anche detto che per il nostro disaccordo mi sono allontanato dalla famiglia. La verità è che per i precedenti nella nostra famiglia ero praticamente predestinato a studiare teologia. Io invece avevo tanti altri interessi e non ero propenso a dedicarmi ad una strada obbligata. Non c’era niente da fare. Ho dovuto piegarmi al volere di mio padre.”

Ho una gran sete ma preferisco non pensarci. Perché non si sa mai che venga in mente di bere qualcosa pure a lui. Devo tenere a bada questo incontro. Non so dove mi porterà tutto questo suo monologo ma non intendo permettergli di trasformarlo in una seppur minima rimpatriata. Lo sgabello scomodo e la parola celibato sono i miei alleati.

“Così questo era il motivo del nostro contrasto che però mi ha comunque allontanato dalla casa paterna ma dall’altra parte ho imparato l’umiltà, la dedizione agli altri, ho incontrato il disinteresse nell’amicizia e la grandezza di un sentimento quando aiuti qualcuno.” Belle parole, dico dentro di me e stringo lo sgabello tenendomi in posizione retta.

“Questi erano tra gli aspetti positivi” prosegue lui “per quelli negativi basta aprire un giornale. Ce ne sono alcuni però che stanno da ambedue le parti. Le conoscenze che fai in questo ambiente hanno un doppio taglio. È un po’ come dicevi tu del regime. O sei con loro o sei contro di loro e si ha a che fare con le conseguenze.”

Ancora celibato, penso, e mi viene in mente Gesù che ha avuto la forza d’animo per stare tanti giorni nel deserto senza bere. Quindi ricapitolando: lo sgabello, la parola celibato, un personaggio come Gesù e pure la debolezza umana. Non è giusto, la mia mente mi sta sopraffacendo con la sua dottrina. Del resto sto ascoltando un prete, cosa dovrei aspettarmi? Mi viene solo la rabbia di come la mia testa si faccia condizionare.

… e ancora la Chiesa

“Per me tra questi due aspetti, se vogliamo definirli bene e male, conta tanto il potere della Chiesa. Ma non fraintendermi, non intendo il potere gestionale di ogni singolo sacerdote e nemmeno quello dell’istituzione in sé che esercita sulla massa. Per spiegarmi meglio, io stesso ho dovuto entrarci mio malgrado e mi sono trovato a ricevere un sapere che difficilmente avrei potuto ottenere da qualsiasi altra parte. Prova ad immaginarti il mio singolare potere del sapere di fronte alla complessità e grandezza delle conoscenze della Chiesa…”

Ha l’aspetto della domanda alla quale non posso aggiungere che: “E pensare che dovevamo parlare del celibato e delle tue bugie…”

 

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