LE PAROLE FASULLE, 180 giorni – puntata 25 –

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fasulle, 180 giorni
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“Ci vuole ancora pazienza” aveva esordito Lorenzo trovandomi a casa il giorno che stavo finendo di dividere le nostre cose. “Mancano meno di sei mesi, tempo nel quale passerò allo stato laicale.”

Parole fasulle

“Le tue parole per me sono fasulle come il tempo che abbiamo vissuto dentro una bugia. Io che ci stavo dentro senza sapere nulla per anni, tu che portavi una tonaca. Hai avuto pure il coraggio di darmi un anello.” Il mio stomaco combatteva un duello doloroso ma avevo detto tutto con calma e senza affanno, lui non aveva l’abitudine di interrompere e non l’aveva fatto neanche allora. Solo che dopo, come nel suo modo di fare, aveva ovviamente proseguito sulla sua linea che teneva conto di quello che lui riteneva io dovessi sapere.

“Se fossi riuscita a ripescarlo quell’anello, avresti potuto scoprire che era vero come le mie intenzioni. Non volevo farti pesare la perdita.” Poi aveva continuato a sfoderare le sue parole sul suo daffare come se non avesse detto niente di rilevante. Ero rimasta in modalità silenzio, non riuscivo a replicare nulla, perché questa sua spiegazione mi aveva spiazzata. Avevo afferrato un’altra contraddizione tra il poter dare del prezioso ad una imitazione oppure il concedere del credito alla sua intenzione di fidanzarsi seriamente. Chiaramente da uno che predica in chiesa le probabilità mi facevano propendere per la prima ipotesi ma con un’altra intenzione, quella di calmare i miei assilli.

Il proposito

“Guarda, l’affitto è assicurato per gli ultimi 180 giorni, trascorsi i quali il mio proposito di abbandonare il ‘don’ dovrebbe diventare definitivo” aveva detto quest’uomo, come se stesse leggendo un resoconto qualunque. Non so perché ma mi aveva ricordato le nostre bevute di vino rosso, a volte accompagnate dai suoi stuzzichini a volte dalla mia voglia di preparare qualcosa di particolarmente buono. Mi ricordo anche che a quel punto mi ero resa conto di ricadere in un giochetto della mia mente e che quindi mi sarei decisa a tenere a bada i miei pensieri su Lorenzo per concentrarmi su don Michele.

Solo così avrei potuto restare distaccata e infatti lui era sommerso dai suoi interessi rivoluzionari. Parlava di come non volesse abbandonare l’istituzione della Chiesa ma parteciparvi in un modo diverso. “Nella Chiesa stanno accadendo dei grossi cambiamenti”, diceva, e io facevo fatica a seguirlo. I suoi discorsi non mi appartenevano solo confermavano le doti di eloquio di Lorenzo. Mi aveva però disturbato il passaggio del posare la tonaca per diventare un uomo diverso.

Un uomo come gli altri

“Tu non potrai essere un uomo come gli altri” l’avevo interrotto all’improvviso. “Non lo sei mai stato. Tu hai gestito due vite fasulle. Il nostro rapporto si è basato su una colossale bugia” e questo l’avevo detto con un tono di voce più alto perché continuare a pensare alle sue menzogne e sentire i suoi grandi discorsi mi avevano fatto saltare una valvola.

Senza contare che davanti a me stava un bell’uomo, affascinante, amato da me e, per arrivare ad un punto dell’accaduto, a profusione. La mia mente m’indicava lo stato ormai appartenente al passato invece mio cuore faceva fatica di fronte alla sua calma nel sapermi affrontare anche in quel momento.

La stessa calma che per anni mi aveva fornito un rifugio da un mondo cattivo. Il suo pacato modo di fare che però ultimamente mi aveva portata a degli scontri perché mi sentivo prigioniera in un limbo dove non vedevo un futuro. Non sapevo che questo era stato voluto da un don Michele e Lorenzo era diventato la mia droga pesante. Sapevo di dovermi disintossicare. L’unica possibilità era stargli lontana.

“È vero che t’ho tenuta fuori dal mio mondo, per tanti motivi che ora potresti immaginare e ti assicuro che l’ho fatto perché ho ponderato bene la situazione e volevo reagire nel miglior modo per gestire al meglio il dopo. Certo, pensavo e dovevo pensare anche al mio futuro, intendo quello nuovo anche perché come t’ho appena detto non voglio allontanarmi in modo radicale e definitivo” aveva detto don Michele, probabilmente credendo di sapersi spiegare o forse, perché no, continuava nel suo vecchio piano.

Forse non capivo

“Avrai delle infinite possibilità di accontentare tutti i tuoi bisogni” avevo detto calciando l’ultima scatola nella parte di stanza riservata alle cose di Lorenzo barra prete. Come un flash vedevo la prossima donna segregata a disposizione della vita di don Michele. Era facile parlargli così, ero piena di veleno del rancore e in qualche maniera doveva uscire almeno una parte minima. Dentro di me pensavo che forse avrei preferito che nella mia vita fossero entrati i soldi malavitosi invece di quelli spirituali che rendono tutto così complicato e insopportabile.

“Mi spiace dirtelo ma tu non capisci, io mi riferisco al patrimonio spirituale, alle conoscenze. Arrivano grandi cambiamenti anche all’interno della Chiesa, che è stata la mia vocazione e che lo rimarrà comunque per sempre. Desidero che tu” e aveva fatto una pausa nella quale mi ero solo resa conto di non capire di che cosa stesse parlando e poi aveva aggiunto: “stia con me”.

Una mia parte,

quella che stava con Lorenzo, il mio amore, avrebbe voluto sentire quella frase in un luogo senza l’ombra di don Michele. Era però riuscita a spostarsi in una dimensione lontana anche se in un confine ancora molto labile, con l’immagine di Lorenzo nudo maledettamente pressante. Allora avevo preso ogni pezzo, particina e briciola di coraggio che ero riuscita a raccogliere e gli avevo detto: “No, grazie, non fa per me, tu non fai più per me.”

In quel momento, direi quasi ovviamente, era riapparso quel maledetto ghigno. Quello che reputavo una sorta di sorriso sopra le righe. Quello di quando uno viene trovato a fare qualcosa di sbagliato ma sa di uscirne fuori con il dominio. Perché ne ha la capacità o pensa di riconoscere chi gli sta di fronte. Non avevo motivo pensarla diversamente. Ero stata sopraffatta dagli eventi e Lorenzo a supportare questa mia convinzione non aveva fatto obbiezioni sul mio trasferimento solitario nella villa.

 

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