LE PAROLACCE DI MARTA, 180 giorni – puntata 24 –

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LE PAROLACCE DI MARTA, 180 giorni - puntata 24 -
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Dire un sacco di parolacce, questo dettava il mio istinto sentendo la frase: “Marta, ho guidato tutta la mattina, sono arrivata in Veneto, entrando in una chiesa ci ho trovato dentro Lorenzo che faceva la messa, è un prete, capisci!?”. Non avevo motivo di pensare che la mia amica fosse impazzita. Seppure le sue informazioni fossero una più fuori dell’altra, sopra a tutte rimbalzava la parola “prete”. La prima cosa che ero riuscita a dirle è “Vai a fidarti”, trattenendomi appunto dal dire le parolacce, pensando a tutta la storia ecclesiastica e alla medesima conferma di come siano capaci di fare anche loro delle stronzate.

Mi rendevo conto che Anna si aspettava una mano e avevo agito a distanza, cavolo, aveva detto di trovarsi in Veneto, in un paesino sperduto. L’unica cosa che mi era venuto di dirle era di andare a parlare con lui a tu per tu. Io per conto mio, in quel momento, avrei voluto trovarmi di fronte a Lorenzo e vederlo come un prete. No, era impossibile immaginarselo ma Anna era troppo lontana e questa cosa la doveva fare per sé stessa. Perché in Veneto, mi chiedevo.

Di parolacce ne avevo buttate fuori tante

durante tutto il tempo in cui aspettavo che mi richiamasse. Intanto calcolavo la distanza e quanto ci sarebbe voluto perché tornasse, ogni minuto faceva aumentare la mia preoccupazione per la sua capacità di guida dopo quella batosta. Pensando a come sbroccava ultimamente per le sue liti con Lorenzo devo dire che poi aveva retto alla grande. Io non ce l’avrei fatta, oltre la stanchezza per tutta quella strada di ritorno con uno stress così. Mi aveva detto che si sentiva svuotata, come se avesse buttato un peso che aveva dentro di sé da tanto tempo e lo aveva chiamato “la mia grande stupidità”.

Finalmente Anna era arrivata.

Dovevo focalizzarmi sulla sua forza che comunque sa tirare fuori e fidarmi del suo ciel sereno dopo la tempesta. Dopo quattro interminabili ore finalmente Anna aveva suonato alla mia porta. Stanchissima e, presumevo, affamata.

Mio marito era uscito, in quel momento non sapevo, o perlomeno non me ne curavo, se il suo andare fuori casa di sera potesse essere importante. Nemmeno la classica frase “vado un attimo al bar a prendere le sigarette”. Anzi, l’avevo preso come un gesto di considerazione verso la mia amicizia con Anna ed ero contenta, almeno potevamo parlare liberamente. Soleia era davanti la TV in sala e io in cucina aprivo una bottiglia di vino.

Anna restava in silenzio. Sorseggiavamo dal bicchiere e anche se avevo provato a parlarne lei negava con un cenno della testa. Quella sera oltre ai suoi sospiri e le sue lacrime non ero riuscita a capire di più. Non avevo insistito, il colpo doveva essere stato durissimo e probabilmente solo dopo aver smesso di concentrarsi sulla guida poteva lasciarsi andare alle sue emozioni. Chi se lo sarebbe mai immaginato! Certo, ogni tanto si legge di preti che cambiano vita ma trovarcisi dentro è un’altra storia. Poi Lorenzo aveva continuato per anni con la doppia vita, chissà che intenzioni avrà. L’unica cosa che sapevo era che lui era scappato da Anna rimandando tutto ad un “dopo” e io me l’ero trovata davanti ridotta al silenzio.

Si era addormentata

Non ci eravamo più dette praticamente nulla. Avevamo preso la bottiglia e ci eravamo sedute una vicina all’altra sul lettone. Anna aveva appoggiato la testa sulla mia spalla. Persino Soleia entrando in camera, la piccola avrà avuto bisogno qualcosa, aveva capito la situazione ed era tornata davanti alla TV. Verso la fine della bottiglia Anna si era addormentata.

Quella notte non ero riuscita a dormire. Vagavo per la casa quando finalmente era rientrato mio marito, non mi ero nemmeno chiesta perché in un orario così tardivo. Aveva deciso di dormire sul divano dicendomi che andava bene così. Ora so, ovviamente, ma in quel momento il disastro di Anna era così ingombrante che non vedevo altro.

Io sarei cattolica,

ho fatto tutto il necessario per potermi sposare in chiesa ma poi avevamo deciso per il comune. Non pratico e penso che d’ora in poi mi verrà difficile entrare in una chiesa senza chiedermi il senso. L’unica cosa che allora mi veniva da fare era il segno della croce, ma su Lorenzo non su Anna. Non avrei voluto essere nemmeno nei suoi panni. Per Anna invece questa è una roba grossa da digerire, d’ora in poi, pensavo, avrei dovuto starle più vicina. Cosa ci sarebbe stato da fare? Avevo detto “Che situazione di merda, e che cazzo!”, l’unica frase di spiegazione dell’accaduto a mio marito.

Le parolacce

di solito non le uso neanche tra me e me, e questo già avrebbe dovuto preannunciarmi qualcosa. Mi ricordo di aver pensato di essere comunque una brava mamma, anche se quella sera avevo trascurato mia figlia. Avevo messo davanti alla mia famiglia la priorità della mia amica e nonostante quello credevo di essere anche una brava moglie. Purtroppo quella sera il mondo andava per un verso strano e suoi giri si stavano appena svelando.

 

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