ODIO LORENZO, 180 giorni – puntata 26 –

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“Perché odio Lorenzo”, ho aggiunto per chiarire.
“Tu sei matta!” Marta è piuttosto sorpresa. “Se non ti conoscessi penserei al tuo paziente progettare da tempo!” Mi guarda dritta negli occhi dalle scale, un paio di gradini sopra di me, così che sembra molto più grande e imponente di quanto sia la sua corporatura.

“Ci sono successe delle cose toste, però siamo ancora qui. Siamo più forti adesso, perché di colpo vuoi partire?”

Marta rimane ferma bloccando la sua intenzione di andare di sopra a prendere il quaderno di Soleia che avevano dimenticato e me che salivo per fare una doccia. Dei miei piani volevo parlargliene più tardi. Sono ancora stordita, anche se ho bevuto almeno mezzo litro di caffè perché non ho dormito, l’effetto non sta arrivando. Lei però appena tornata dalla scuola mi aveva detto che avrebbe dovuto tornarci subito. Pensavo di parlarne con più tranquillità. Anche se Marta oggi ha preso il permesso dal lavoro ha un appuntamento con il suo avvocato e quindi il tempo vola.

La dimenticanza del quaderno l’avrà parecchio irritata. Non volevo infierire e sinceramente dopo la notte insonne non so neanche in che modo migliore avrei potuto dirglielo. Ci ho pensato quasi tutta la notte. Che ci sto a fare io qui? Non combino niente e non so nemmeno che cosa mi posso aspettare, da loro, quelli della chiesa… e lui, don Michele, maledizione.

“Allora me lo vuoi spiegare?” s’impunta Marta tenendo il corrimano e l’altro braccio appoggiato sul fianco. Ha un’aria quasi combattiva.

“Guarda, stanotte ho pensato che in fin dei conti non ho più niente da perdere, solo cose materiali” cerco di fare almeno un accenno di sorriso. So che lei capisce. Sento parecchio la scomodità di dovermi spiegare in questa posizione. Avverto quasi un ticchettio d’orologio sul collo. Non fosse donna, e per di più la mia migliore amica, in una situazione altrettanto ostica. “Porca miseria, Marta, attorno a me sento il vuoto e lui invece, con tutti i suoi agganci… ne abbiamo già parlato!”
“Io credo che tu stia esagerando, sul serio. L’altra sera, quando abbiamo parlato, eri tu a consolarmi. Hai detto: ‘Siamo unite, farà la differenza’. In questi giorni che siamo state qui t’abbiamo dato noia?” Ovviamente no, che pensava?
“Allora dimmi cosa c’è di sotto, cos’è nato stanotte?” E glielo devo dire.

“È arrivato un messaggio di Lorenzo” ecco, ma sì, avere paura di un messaggio. Sarò troppo stanca dalla notte, agitata dalla troppa caffeina.
“Oookeeey” Marta abbassa le braccia “Che dice?”e si siede sullo scalino.
“Che dobbiamo parlare”.
“Nient’altro?” me lo chiede dal basso.
“Merda, dai Marta, io non posso vederlo, mi stavo abituando, credevo di non vederlo, se mai verso la fine del contratto. Non voglio incontrarlo, vado via, il più lontano possibile.”
“Boh, quel posto dove l’hai trovato non è proprio dietro l’angolo. Ti manca fare le valigie?”

Non potevo dirle che le avevo già preparate. Quanto alla questione della signora Magalli non mi aveva dato nessuna speranza. Avevo fatto le copie dei suoi documenti giusto il giorno in cui Marta e Soleia erano venute da me nella villa. Già allora avevo capito che l’unica soluzione sarebbe stata andarmene, sparire. Ho voluto esserne sicura e provare altre soluzioni, pensavo di avere più tempo. Che farò quando scadrà l’affitto? Una casa così non la potrò mai pagare, anzi al momento nessuna.

“È passato poco più di un mese e nessun cambiamento. Con questo risultato vederlo e parlare con lui, accidenti! Poi chi lo dice che ora non è qui vicino?” Mi siedo accanto a lei.
“Non pensi che sarebbe venuto direttamente?”
“Io veramente pensavo di sentirlo molto più in là, l’aveva accettato di non venire qui.” Tolgo la felpa per il caldo, devo ricalcare il tasto dolente: “Però finché resterò nella casa che ha pagato Lorenzo non riuscirò a smantellare il ponte che mi lega a lui.”

Siamo due naufraghe nel silenzio.

Non so a che pensi Marta, io assiduamente e incontrollabilmente a Lorenzo. Non ha importanza che sugli altri sicuramente eserciti anche un fascino diverso. Io ne ero attratta e basta. Della sua istituzione non sapevo un fico secco ma della sua capacità di produrre qualsiasi discorso su qualsiasi argomento sì. Non è un semplice uomo colto, che non ha faticato mai per convincermi di tutto quello che voleva. Lui era un accordo armonioso tra mente e corpo. E che corpo. Ero sotto il suo potere fino all’apparizione del ghigno, al posto dell’espressione serena, che manda via dal volto di Lorenzo il suo bello, perpetuo fino a quel momento, trasformandolo in un attimo in un uomo estraneo, qualsiasi quasi… Non funziona, per niente, perché quell’uomo non è un uomo qualsiasi e non mi aiuta neanche il fatto che stia lontano…

Lorenzo, io ti odio

perché nella tua direzione mi avevi portato
per le illusioni che mi rifilavi
e le delusioni che mi davi
sei stato abile, io coprivo gli occhi
e tu muovevi la pedina degli scacchi
tutta la tua conoscenza di chi
l’assenza con l’essenza fa i giochi
ti odio, per il tuo affetto segreto
ti odio perché sei stato abile
tu sei troppo competente
io rassegnata e incapace,
non riesco a reagire
a tutte le tue bugie
don Michele
che bella scenata,
pure quando m’hai conosciuta
ti odio…

“Devo portare ‘sto quaderno e tu verrai con me, anche dall’avvocato!” Marta si alza e mi tira per un braccio. “Poche storie Anna, solo poi gli risponderai e stasera una bella bottiglia, la partenza la devi rimandare, andiamo!”

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