Sono sedute in una posizione ideale perché possa osservarle e godermi una specie di magia. Mi sono seduto abbastanza distante, non voglio avviare i sospetti e sembrare un curiosone, però veramente mi attirano, specialmente una. Saranno due amiche, sedute al tavolino del dehor, forse fanno la pausa pranzo, penso. Anche se bevono solo.

Una è bionda, dovrebbe essere alta, una bella giovane donna con capelli lunghi su di un viso con un naso piccolo. La vedo di profilo ma scommetterei che ha gli occhi azzurri. Ha una postura retta e anche se indossa i blue jeans porta una giacchetta elegante e di una buona fattura. Di quello sono certo. Sta fumando davanti una tazza di cappuccino, credo. I suoi gesti sono lenti e distanziati. Una donna seria o solo tranquilla, non saprei. L’occhio mi porta sotto il tavolo da dove esce una gamba snella che calza un tronchetto scuro. Ha più di un paio di cose per le quali io vado matto.

Vengo spesso in questo bar e non l’ho mai vista. Neanche l’altra, la bruna o rossa, con i due colori sulla testa. Generalmente non sono di quelli che appena vedono una bionda le sbavano dietro, anzi preferisco un tipo mediterraneo. Solo che questa a differenza della sua amica è troppo chiassosa. Continua a parlare e parlare, mentre l’altra un po’ beve, fa qualche tiro di sigaretta o semplicemente annuisce. Sì, i suoi modi sono seducenti. Come tiene la sigaretta, pure il girare del cucchiaino senza scopo ha la sua attrattiva nel modo in cui lo fa lei.

La mora invece ha un gran da fare con le mani. La sua spremuta, praticamente intatta, secondo me è a rischio. La donna accompagna le parole scandendole con i gesti, anche loro ritmati per l’appunto. Non è che alla bionda non interessi quello che sente, infatti ogni tanto annuisce, però sembra distante, con i pensieri da qualche altra parte. Enigmatica, la magia di una donna, subito mi sento come un cretino per questo pensiero.

Ad un certo punto

quella che continua a parlare si alza. Indossa un vestito normalissimo e le scarpe credo siano delle sneakers, non ci faccio caso se la scarpa è banale. Neanche alla corporatura di lei, credo sia normale. Sta guardando dentro lo smartphone. La mia attenzione è concentrata su quello che dice con un tono di voce più alto. “Devo correre, se no succede un casino! Anna, mi senti?”

Così ho saputo come si chiama. Anche il suo nome è bello. Senza ambiguità, semplice, come appare lei, anche se m’immagino che abbia molto da offrire. Sto sperando che l’altra scappi davvero e riesco a farmi coraggio nell’avvicinarla. Anna, vorrei sentire la tua di voce, penso. Purtroppo, vengo accontentato subito.
“Sì, andrò anch’io”.
“Potresti aspettarmi, tanto quello lì non resterà per molto. Giusto per salutare la figlia e se ne andrà subito.” La mora chiude la borsa tenendo in mano solo un mazzo di chiavi.

Intanto Anna si alza e mostra la sua statuaria presenza. È davvero uno schianto. Mi accendo la sigaretta perché si stanno dirigendo verso l’uscita, poco distante da me. Cerco di sembrare disinvolto e la sento chiaramente rispondere alla sua amica.
“Non ho voglia di fare la guardia, lasciami per strada.” Una voce liscia come il velluto, l’accostamento mi viene immediato.

La magia senza forzatura

Mi piacerebbe incontrare i suoi occhi ma lei passa oltre senza che riesca a vederli. L’altra le dice: “Ma siamo lontane!” invece Anna non la riesco più a capire. Mi alzo per seguirle verso il parcheggio e le vedo salire in una sola auto. Quell’altra è già al volante e parte di furia. Chissà dove si stanno dirigendo, io tornerò al negozio, tanto di fighe qua al lago ce n’è quante ne vuoi. Anche se devo ammettere che la bionda aveva un polo d’attrazione, ma le cose belle si godono senza forzature.

 

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