SMARTPHONE DA LANCIARE, 180 giorni – puntata 3 –

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Lo smartphone era sepolto sotto l’accappatoio. Cercarlo senza l’aiuto dello squillo di Lorenzo mi spaventava per l’idea di un altro problema da risolvere.

“Ciao” risponde distante la voce di Marta, come raffreddata.
“È successo qualcosa?” temo già la risposta.
“Mi separo” Marta singhiozza e io pianto un urlo:
“Che cosa! Che ha fatto quell’imbecille?”
“Uno schiaffo” il fatto mi arriva con la sensazione di riceverne uno.
“Come stai?! Spiegami! Vengo da te! Cosa t’ha fatto esattamente?”
In risposta si soffia il naso, poi dice “Stai calma” e piange sul serio.
Sono stata troppo impulsiva. Mi siedo per terra e riprovo con voce gentile: “Vengo da te”.
Sto realizzando che è senza la bambina e sono preoccupata per la presenza dello stronzo da eliminare, incenerire, togliere dalla faccia della terra.

Solamente

Un altro tirare su, stavolta forte e chiaro. “Forse sarà solo un livido” dice, come se dopo un terremoto potesse arrivare la notizia “probabilmente nessuno è disperso”. Sono parecchio nervosa, con la stanchezza del trasloco la mia voce va contro il mio proposito e si alza di qualche ottava. “Solo?!”
Marta rimane sulla stessa linea “Sì, stai tranquilla, non mi fa più tanto male”.
Vorrei lanciare il mio smartphone e mi odio al pensare che non ci sarà più nessuno a ricomprarmelo.

Marta dice “Ha un’altra” dandomi il colpo di grazia.
“Dov’è ‘sto bastardo?” sono infuriata.
“Se n’è andato, sono sola”. Un altro soffiarsi il naso, però sembra abbia smesso di piangere. Sento il sollievo per la mia paura e chiedo per conferma: “La bambina?”
“Partita stamattina per il campeggio, per fortuna.”
“Sì, meno male” dice la mia voce solamente perché nella mia mente ronza il bisogno di fare qualcosa, ma non so cosa.
“Che stronzo, io vengo da te, farai la denuncia?” Penso ad un immediato attacco.

La domanda esprime solo la mia volontà a vuoto, perché so già com’è fatta. Non perché sia già successo, ma perché lei è piena di tanti tabù e schemi mentali. Vedo la sua mano nei capelli separare le ciocche nella speranza di rendere ordinati almeno loro. Come si fa a risolvere qualcosa che non hai vissuto?

Di colpo Marta m’informa che farà firmare a quell’adultero un certo contratto. Poi aggiunge “Sarà una vittoria”. Non capisco e spero di aver sentito male, un accenno di risata. La mia solita immagine di Marta si distorce: “Sei sicura di star bene?”. Alla preoccupazione per il livido si aggiunge anche quella per la sua salute mentale. Marta cambia discorso dirottando sul mio trasloco e io le rispondo solo “Per fortuna è fatta”. Nella mia testa gira l’ipotesi del disturbo di bipolarità. Arrivano le immagini di lei che invece di riordinare le ciocche dei capelli se li strappa.
“Credo di aver capito con chi stavo” sento la sua voce rauca “Mi sono convinta” la linea diventa disturbata e di colpo cade.

Non mi sembra vero

Rifaccio subito il numero e risulta occupato. Dopo qualche tentativo lascio stare e vado nel piano superiore del mio castello. Devo calmarmi e riflettere. Sul terrazzino arriva un venticello. Dalla sponda del lago si specchiano tante lucine. Anche il mio primo tramonto se n’è andato. Per fortuna attacca la suoneria di Blacklist.
“Ci dobbiamo vedere, ho anch’io una novità!” dico in fretta per la paura di perderla.
“Che novità?” chiede la versione tranquilla di Marta, mi fa credere di essere sulla pista giusta.
“Abito in un castello assurdo” cerco di essere netta anch’io ma il mio tentativo di attirarla da me non funziona.

“Uno in più” risponde. Infatti conoscendo i miei traslochi non so cosa la potrebbe ancora sorprendere. Le spiego che con Lorenzo ho chiuso ancora prima di traslocare e ora sono qui, in una casa enorme, da perdermici dentro. Lei rimane silenziosa. Esterno la mia tristezza sulle nostre solitudini. In verità sto pensando a come prima volessi solo salutare la mia amica. Il mio unico desiderio era  tuffarmi nel letto, dormire, magari sognare. “Scusa, com’è che hai detto? Sei in un castello?”

Tutto è successo rapidamente

Prima d’ora non avevo avuto occasione di descriverle dove sarei andata ad abitare. Il trasloco poteva sembrare uno dei tanti già fatti con lui. Cercavo di distrarmi con i preparativi. Sapevo che sarebbe arrivata presto la mia consapevolezza e avrei dovuto affrontare il mio incubo, ma non oggi. Non certo stasera, appena trasferita, non insieme ad un altro guaio, quello di Marta. Che tempismo deficiente!

“Sì, è una reggia!” Rispondo con ritardo alla mia migliore amica, anzi, l’unica che ho. La mia stanchezza si fa risentire.
“Marta, ce la faccio a guidare, sul serio.”
Marta non aveva mai avuto bisogno di me quanto io di lei. Stasera dovrei esserle vicina.
“Ora non ho voglia Anna, scusa, tranquilla, sarà ok.”
“Non è ok” dico con il sottofondo del mio stomaco.
“Ci facciamo una pastasciutta, dai Marta!”
“Anna, non ho neanche fame, mi faccio una dormita e ci vediamo domani.”
“Sono stanchissima ma posso venirti a prendere.”

Non mi va di lasciarla da sola. Insisto ancora, invece di dormire o mangiare sento il bisogno di vederla e ho pure una gran voglia di qualche bicchiere in compagnia.
“No grazie, davvero, faremo domani. Lui adesso non torna, ha raggiunto lo scopo di andarsene. Riposa anche tu, chissà che con Lorenzo non si sistemi ancora”. Il suo monologo insolitamente lungo finisce con un’irritante semplificazione.

So che non si sistemerà niente ma lascio perdere. Faccio ancora un tentativo sapendo già che non la smuoverò:
“Sono stanca per il trasloco e ora mi sento pure abbandonata!”.
“Non da me, lo sai, anch’io sono sola ora ma non mi sembra ancora vero.”
Marta continua ad apparire quasi tranquilla. Come la vecchia Marta, pacata e stringata, minuta nel suo corpo come le frasi essenziali che usa come sentenze.

“Ho bisogno di sviscerare tutto” puntualizzo prima di essere lasciata con tutte le preoccupazioni del mondo.
“Appena mi sveglio ti raggiungo” promette la voce di Marta e se ne va.

 

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